Tra la valle di Kathmandu e il Mustang

Un percorso nello spazio di confine tra vita e memoria. 

Dove la luce dell’Himalaya incontra l’energia brulicante delle valli. 

Dalle città reali della valle di Kathmandu alle porte del tetto del mondo.

La valle di Kathmandu si è trasformata negli anni in un gigantesco teatro di incontro di culture che hanno assorbito i confini delle tre antiche città reali. Kathmandu, Bhaktapur, Patan vivono oggi nello spazio di un cielo che ne ricuce le fratture. Ciascuna con il proprio cuore monumentale, ognuna che riecheggia le forme dell’altra.


I cortili di mattoni rossi e il legno scolpito dei tetti disegnano le città in cui il sacro continua ad abitare la vita quotidiana. Le piazze si aprono improvvise tra vicoli affollati, mentre templi, palazzi e piccoli santuari sembrano emergere direttamente dal tessuto delle case.


È qui che iniziamo il viaggio: dentro una valle in cui la memoria non è separata dal presente, ma continua a vivere nelle forme, nei gesti e negli incontri.

Con il cuore che risuona degli sguardi di chi è venuto in città a ridisegnare il proprio destino, aPokhara, le luci si accendono a festa, e i villaggi delle famiglie che hanno abbandonato il Tibet raccontano di una nuova casa.

Una vita che si nutre di memoria e fa rivivere racconti antichi intorno a un focolare animato dalla vitalità delle nuove generazioni.

Le grandi montagne giocano ogni giorno con questa terra di passaggio, adagiata sulle rive del lago Phewa: radici che si fanno presenza, vigile e maestosa.

Da qui comincia il viaggio verso la porta del Mustang.

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Il Mustang, dove il cielo si accende di blu, il verde lussureggiante dei boschi, le balze terrazzate delle risaie a riposo cedono il passo alla vertigine degli spazi aperti, dove lo sguardo si arrampica sulle pareti maestose di roccia e bianche di neve.


Le bandiere sventolano preghiere al vento impetuoso che si incanala nella valle.

La pietra si tinge di bianco nell’abbraccio ai meleti di Marpha. La pelle si fa arsa dal sole, gli occhi si stringono in un sorriso sottile, l’aria si asciuga leggera intorno agli stupa di Muktinath.


Il Mustang, terra aspra e incantata dallo scintillio di milioni di stelle.

La memoria vive


In ciascuno di noi sta la fiamma della memoria. Ciascuno custodisce le radici del proprio tempo, delle esperienze che ha vissuto.

Quelle radici risuonano nello spazio di un incontro; si rianimano nel suono di un’emozione.

Riposano, talvolta silenti. Attendono l’occasione di un richiamo.


Kathmandu, Patan e Bhaktapur. Gli sguardi di una comunità forte e orgogliosa. Gli incroci di rituali e tradizioni. L’aspro sapore delle montagne. L’incanto silenzioso dello sguardo che le ammira.

Sono queste le chiavi che ci accompagneranno in questo viaggio nella memoria.
Lungo un itinerario pensato per attraversare il tempo dello stupore: quello che indugia e cerca il riflesso del mondo dentro di sé.


Il tempo del Nepal e la sua memoria.
Il tuo tempo, la nostra memoria.


Insieme a noi, con un piccolo gruppo nel cuore del Nepal

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Photo Credits: foto di Aaditya Shah, Bishwas Basnet, Ben White, Raju Gurung su Unsplash

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